Dec 20, 2011

IL PICCOLO ,TRIESTE,ITALY

Di Stefano Gantin

Interview with Mirjana Radovic-Markovic

In Serbia market deserti Prezzi del cibo alle stelle



L’ipotesi di una unificazione dell’Albania con il Kosovo non sarebbe nell’interesse degli albanesi, che anzi ci rimetterebbero: lo ha affermato il premier Sali Berisha. «Ridisegnando i confini, gli albanesi perderebbero altri territori, sarebbe imperdonabile», ha detto riferendosi alle aree del nord del Kosovo rivendicate dai serbi. «Il nostro principale interesse nazionale è quello di preservare i confini esistenti e gli albanesi, per nessuna circostanza, dovrebbero accettare di perdere nemmeno un metro quadrato del loro territorio». Secondo Berisha, che ha smentito di voler progettare la “Grande Albania”, «l’Albania e il Kosovo saranno uniti tramite la loro integrazione europea». «Quando avremmo raggiunto gli standard di adesione all’Ue - ha concluso – l’Albania e il Kosovo si troveranno tanto bene, come mai prima nella loro storia». di Stefano Giantin wTRIESTE Supermercati sempre più vuoti, spesso accessibili solo alla numericamente ridotta classe media o a ricchi e parvenu. In crisi i mercati pubblici, le affollate “pijace” delle grandi città, dove i prezzi di frutta e verdura crescono a ritmi vertiginosi, mese dopo mese. Visitati assiduamente invece gli «Sos market», negozi che vendono sottocosto alimentari e generi di primo consumo solo a chi dimostra di avere uno stipendio inferiore ai 200 euro al mese. E sono tanti. La Serbia si troverà presto a fronteggiare una crisi alimentare se le autorità non faranno qualcosa per aiutare i cittadini, stretti tra crisi economica e aumento dei prezzi del cibo. Gli ultimi dati, pubblicati la settimana scorsa dall’Ufficio statistico nazionale (Rzs), l’Istat serba, sulla spesa delle famiglie segnalano infatti un allarmante aumento della percentuale di ricchezza che i serbi destinano all’acquisto di viveri. «Le uscite per il cibo e le bevande non alcoliche compongono la voce di spesa più ampia, il 42 per cento del totale», rispetto, ad esempio, al dieci per cento della Germania, ha reso noto lo Rzs. Il problema - ha denunciato la tv privata B92 - non è solo l’alta percentuale del reddito delle famiglie che finisce in spese indispensabili come quelle per il cibo. Il fatto è che gli alimentari in Serbia «costano il doppio che nel resto d’Europa», mentre il reddito medio si aggira intorno ai 350 euro mensili, uno fra i più bassi dei Balcani e tre volte inferiore alla media europea, secondo le stime di Eurostat. I monopoli nella grande distribuzione, i terreni agricoli non sfruttati in modo moderno, le importazioni di prodotti europei che vanno a sbaragliare la concorrenza delle meno apprezzate, e soprattutto meno care marche locali, il ridotto potere d’acquisto del dinaro sono le cause dell’aumento dei prezzi e del peso sempre più importante che gli alimenti hanno sui portafogli delle famiglie. Ma la crisi ha esacerbato il problema, e la gente comincia a protestare, almeno sul web. «Una confezione di formaggio da 100 grammi in Serbia si paga 300 dinari (3 euro, ndr), in Repubblica ceca solo uno. In più in Europa ci sono catene di negozi che offrono prodotti a prezzi ragionevoli, qui niente», scrive una commentatrice sul sito di B92. Quanto è grave la situazione? «L’inflazione cresce», oggi è intorno all’8% annuo, «e il Parlamento sta cercando di trovare una soluzione legislativa per evitare maggiorazioni ai prezzi degli alimenti essenziali, come il latte e il pane, perché ogni mese la situazione peggiora a causa dell’alto livello di disoccupazione», intorno al 20%, illustra l’economista Mirjana Radovic Markovic, prima cattedratica serba a diventare membro dell’Accademia mondiale delle Arti e delle Scienze di Pittsburgh. Se le cose continueranno così, i nuovi poveri potrebbero arrivare al punto di non essere più in grado di comprarsi da mangiare. Già ora, conclude, «una famiglia con due stipendi medi ha difficoltà a coprire le spese essenziali per il cibo. C’è un numero sempre maggiore di persone che si rivolgono a organizzazioni non governative per cercare sostentamento per la famiglia. Con un milione di disoccupati, in crescita le piccole aziende che fanno bancarotta e un calo degli investimenti, la situazione potrebbe peggiorare. E il governo deve pensare a soluzioni più adeguate per proteggere i poveri e i gruppi marginali, come i rom e gli sfollati del Kosovo. Ma la lotta alla disoccupazione e ai prezzi lievitati del cibo è una priorità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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